ITALIANS.online (ITALIANI.online)  è un blog che nasce per tutti quelli che amano l'Italia, che riflettono e si confrontano sui problemi, conseguenze e contraddizioni del Paese. Per i residenti all'estero e per coloro che vivono nel paese, per i discendenti degli italiani e anche per gli amanti della Italian way of life. Ma anche per chi condivide il multiculturalismo, il dialogo e l'integrazione. Liberamente, gratuitamente e informalmente: per continuare a mantenere sempre vivo e presente il ricchissimo patrimonio dei valori e delle tradizioni culturali, per rinsaldare e ricostruire un approccio politico che vada oltre il punto di vista geografico, quello di una storia lunga oltre 4000 anni.

 

Luglio 2017

Umbro di nascita e cittadino del mondo, per una serie di circostanze ho avuto modo di viaggiare per il mondo, non come turista ma come viaggiatore o per lavoro. Sin da giovane in Europa poi Africa, di seguito in Asia, Centro e Sud America con qualche intermezzo negli Stati Uniti.

Ultimamente, per attività sportiva, ho spesso navigato in acque australi con velisti di differenti nazionalità; in generale europei e americani. 

Tutte queste esperienze e condivisioni, coltivate negli anni, mi hanno permesso di conoscere più a fondo persone di diverse nazionalità. Ho potuto constatare che c'è sempre un fondo di verità negli stereotipi. Ovvio, questo vale anche per gli italiani

Riguardo gli stereotipi su di noi italiani, accetto di stare al gioco e spesso scherzo sul ‘pizza, mafia e mandolino’, schermendo l'interlocutore con altrettanti stereotipi del suo paese di origine.

Ma parliamo un poco di Italia e di italiani.

Però non con toni del genere "Il mio detersivo lava più bianco del tuo!"

Ovvio che non si può generalizzare, però in qualsiasi studio statistico la maggiore probabilità vince.

 

Diciamocelo francamente: gli italiani non sono esenti da usi e costumi criticabili, ma a nostro favore c'è spesso il buon senso di conoscere e criticare i mali e difetti della nostra società, di saper fare autocritica e generalmente non abbiamo manie di grandezza: sinonimo di intelligenza.

In generale gli italiani non sono nazionalisti, pur senza dimenticare i valori della propria cultura d’origine e della patria (dal latino: terra dei padri).

 

Iniziamo con una affermazione. Non è la quantità ma la qualità ciò che conta!

Osservate in un mappamondo l’Italia: per estensione è il 72° paese al mondo (301.340 km²). Assolutamente non paragonabile con le estensioni territoriale di Russia, U.S.A., Canada, Cina, Brasile, Argentina, India, etc. 

Analizziamo la storia dei popoli 'italici'. 

Sono considerati abitanti della penisola italica sin dal II millennio a.C., ovvero di popoli precedenti alla fondazione di Roma.

Come italici, culturalmente poi siamo discendenti dell’Antica Roma e della grande cultura storica cui la penisola italica fu per l’umanità.    

Roma divenne repubblica nel 509 a.C. Appena estese il suo dominio il latino divenne la lingua franca, dominante sulle altre e ancora oggi è lingua ufficiale della Santa Sede. Dal cosiddetto latino volgare nascono le lingue romanze o neolatine (portoghese, spagnolo, francese, italiano, rumeno). In definitiva, come spesso dico ai mie amici sudamericani, lo spagnolo è un latino mal parlato. Invece agli amici britannici ricordo che Londinium (attuale Londra) fu fondata dai romani. Così come Lutetia (attuale zona del Quartiere Latino di Parigi) e Vindobona (attuale Vienna).

 

L’Impero Romano governò senza nessun vantaggio tecnologico sugli altri, semplicemente perché adottò strategie più intelligenti e fu meglio organizzato. Migliorarono la qualità di vita delle Provincie dell’Impero, inventando e diffondendo le fogne, gli acquedotti, i bagni pubblici, le terme, costruendo enormi reti stradali, diffondendo la giustizia attraverso il Diritto Romano che è la legge su cui poi si sono basate le democrazie del mondo. Le Provincie furono acquisite per meriti personali, non per eredità e/o cessione di regni.  

 

In buona sostanza, fin da tempi remoti gli italici possono vantare storia, intelligenza, cultura e sensibilità.

Il Rinascimento, fondamentale periodo artistico e culturale della storia d’Europa, si sviluppò a Firenze tra la fine del Medio Evo e l’inizio dell’età moderna. La letteratura, la pittura, la scultura, la musica, i commerci, furono frutto della società italica del 1400-1500. La prima università al mondo fu quella di Bologna, la più prestigiosa fino al 1700. La prima banca al mondo nacque a Firenze.

L’invenzione delle note musicali e del solfeggi fu di Guido D’Arezzo. Il padre delle scienze moderne fu Galileo Galilei. La poesia con Petrarca, Boccaccio e Dante. Le scienze politiche con Machiavelli.  Seguono la pittura, l’architettura, etc. etc.

 

Bene! Andiamo avanti con qualche altro illustre nome e fatti: Archimede (siceliota),  Marco Polo, Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci (non a caso il continente si chiama America), Giovanni da Verazzano, Caboto, Filippo Mazzei (uno dei padri della Dichiarazione di Indipendenza americana),  Brunelleschi , Michelangelo, Caravaggio, Bernini, Leopardi, Ungaretti, Verdi e Puccini e l’opera lirica, Caruso, Beniamino Gigli, Pavarotti, Collodi con il suo Pinocchio, la Ferrari, i referendum come strumento di esercizio della sovranità popolare (es.: referendum sull’aborto del 1981).

Altri esempi, di genialità:

Ascolti la radio? Guglielmo Marconi!  Usi il telefono? Antonio Meucci!  Vai in Vespa? Enrico Piaggio!  Hai oggetti in plastica? Giulio Natta!  Esistono generatori nucleari? Enrico Fermi!  C’é l’elicottero? Corradino D’ascanio!  Usi l’elaboratore (PC)? Ringrazia a Olivetti e Federico Faggin (microprocessore Intel). La penicillina? Vincenzo Tiberio (30 anni prima di Fleming).

E così via ... come l’anestesia, il barometro, l’orologio, gli occhiali, il termometro, il violino, il cannocchiale, la bicicletta, l’opera, la lirica, etc. etc.

Questo è il DNA degli italiani, queste le nostre radici. Ma senza nessun becero nazionalismo, parola che mi inquieta e da non confondere con amor di patria.

Senza nessun slogan propagandistico: “Siamo i migliori!”

Semplicemente: siamo stati prevalentemente precursori, scopritori e divulgatori.

Poi c'è un’altra storia del popolo italiano: quella della emigrazione. Una storia complessa, fatta di contrasti, di luci ed ombre, alla ricerca di un futuro ed una vita migliori. Abbiamo donato al mondo uomini straordinari ma portiamo sulle nostre spalle anche il peso di molti errori, lutti e dolore. Non abbiamo esportato solo muscoli e cervelli, onore e carattere intraprendente, intelligenza e genio artistico, ma anche mafia e anarchia. L’emigrazione italiana è stata anche questo.

 

Comunque, parlando di mafia (eredità del mondo feudale): se ha attecchito in America è perché ha trovato terreno fertile. Vale a dire che il potere politico ci è sceso a patti, e laddove nel mondo sopravvive è grazie ad un patto scellerato con il potere di cui è colonna portante.

A oggi, gli oriundi o italo-discendenti nel mondo, secondo i Padri Scalabriniani sono stimati essere circa 80 milioni. Il primo posto spetta all’Argentina con circa 25 milioni e un Papa (Jorge Mario Bergoglio, figlio di emigrati piemontesi), poi il Brasile, gli Stati Uniti con oltre 20 milioni, il Canada, l’Uruguay e l’Australia. Ma anche in Europa (Svizzera, Francia, Germania, Belgio).

In Argentina, definita da decenni la seconda casa degli italiani, tra gli italo-argentini figurano l’attuale Presidente della Repubblica - 2016 -  Mauricio Macri figlio di italiani, così come la Vice Presidente Gabriela Michetti, il Ministro della Cultura Pablo Avelluto, il Ministro dell'Interno Frigerio, il Ministro del Lavoro Triaca, il presidente della Corte Suprema Lorenzetti,  il Rettore dell'UBA (Universidad de Buenos Aires) Alberto Edgardo Barbieri, il Presidente della Borsa di Buenos Aire Adelmo Gabbi e i due uomini più ricchi d'Argentina: Alejandro Bulgheroni ed Eduardo Costantini.

Storicamente, Manuel Belgrano (il creatore della bandiera dell'Argentina) e Juan Domingo Peron (il bisnonno emigrò in Argentina nel 1831).

I primi flussi migratori italiani parteciparono alla formazione dello stato argentino. Tra questi, vi fu anche il piemontese Pellegrini. 

La Italianità in Argentina è talmente radicata che recentemente nello splendido salone dell'Ambasciata d'Italia è stata presentata la FIRA - Federazione dell'Italianità in Repubblica Argentina.

Alla presentazione ha partecipato l'Ambasciatrice Teresa Castaldo.

Riguardo gli italo-americani: nel 2011 il figlio di Mario CuomoAndrew Cuomo è eletto governatore dello Stato di New York e nel novembre 2013 Bill de Blasio diviene il quarto sindaco italoamericano della città di New York.

I nomi più conosciuti nel mondo dello spettacolo sono: Martin Scorsese, Vincente Minnelli, Francis Ford Coppola, Quentin Tarantino, Al Pacino, Nicolas CageRobert De Niro, Silvester Stallone, John TravoltaJohn Turturro, Leonardo DiCaprio, Frank Sinatra, Dean Martin, Ariana Grande, Lady Gaga, Madonna.

Negli U.S.A. la fondazione che più rappresenta gli italo-americani è la NIAF - National Italian American Foundation,  con sede legale a Washington, link https://www.niaf.org/  

Una pellicola che considero una poesia, che dovrebbe essere vista per comprendere parte dell’emigrazione italiana, è ‘Nuovomondo’. Il film, realizzato con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, prodotto nell’anno 2006 e diretto da  Emanuele Crialese, è la storia di una famiglia siciliana che si imbarca per raggiungere la terra promessa: La Merica.

Riguardo la attuale emigrazione, credo che la nuova sfida per i Consolati d'Italia sarà, oltre un lavoro profondo di affinamenti e di miglioramenti dell’erogazione dei servizi all'utenza, quello di innovarsi.  Di accogliere le richieste dell’altro tipo di comunità, i cittadini italiani di più recente immigrazione. Un buon recente esempio è  il "Meet the New Italians" ad opera del Consolato d'Italia di New York, in cui si viene incontro agli italiani recentemente emigrati con eventi di incontro e di confronto; una iniziativa soprattutto cui i fruitori sono giovani studenti e laureati, a cui si può dare anche un orientamento professionale nel nuovo luogo di residenza.

Siamo un popolo da sempre attento al risparmio e questo sembra ci caratterizzi. Tale propensione deriva dall'eredità etica della popolazione precedentemente contadina, poi convertitasi in una moltitudine di piccoli e medi imprenditori.

Il 77,4% delle famiglie italiane è proprietario della casa in cui vive, con una discreta ricchezza privata. Una virtù che ci ha permesso di resistere alle speculazioni finanziarie internazionali e restare ancorati all'economia reale e alle attività manifatturiere.  

 

Nell'odierno l’Italia eccelle e non ha rivali per quanto riguarda il patrimonio artistico, storico e culturale dell’umanità. Nella penisola italiana si produce cultura da circa 3.000 anni, ininterrottamente. Abbiamo testimonianze – tantissime - dell'epoca preromana, innumerevoli dell'epoca romana, molte dell'epoca medioevale, per non parlare dal Rinascimento in poi. Chi conosce la realtà italiana sa benissimo che ogni città, piccola o grande che sia, conserva un patrimonio più o meno consistente, tra edifici, artefatti, manufatti, documenti e quant'altro. Quantitativamente, in termini di patrimonio artistico, la sola città di Roma offre di più di tutto il continente americano.

In Italia, la voce turismo non è tuttora un’opzione di sviluppo economico presa seriamente in considerazione dalla politica. Questo nonostante il paese sia leader nella classifica UNESCO con ben 51 siti, nonostante si stimi che  il 2017 sarà l’anno record per il nostro turismo (secondo Confesercenti si supereranno i 400 milioni di presenze), nonostante i notevoli contributi diretti, indiretti ed indotti (il turismo vale più dell’11% del nostro PIL e dà lavoro a 3 milioni di persone).  

 

Che dire del mondo del cinema nostrano? Nel 2009, in una navigazione in barca a vela sino all'Antartide, sono sbarcato alla base ucraina Vernadsky. Il primo ucraino che ho incontrato, al solo apprendere che ero italiano, mi ha dato il benvenuto con uno strepitante “Italiaaa!! Fellini! Michele Placido!”. Non nascondo di esserne stato compiaciuto.

Aggiungiamoci: Visconti, De Sica, Monicelli, Risi, Petri, Antonioni, Ferreri, Tornatore, De Sica, Scola, Comencini, Marcello Mastroianni, Anna Magnani, Claudia Cardinale, Sophia Loren, Gian Maria Volontè, Ornella Muti, Giancarlo Giannini, Massimo Troisi con la sua fantastica interpretazione ne ‘Il Postino’, Maria Grazia Cucinotta, Roberto Benigni in ‘La vita è bella’, Raul Bova, Asia Argento, Catarina Murino, Stefano Accorsi, etc.  

Andiamo avanti.

La gastronomia (il Bel Mangiare), la moda, le auto e le moto, sono tutte  cose che fanno del Made in Italy un marchio imponente, sinonimo di buon gusto, design e creatività del Bel Paese.  

Ferrari, Maserati, Alfa Romeo, Armani, Prada, Versace,  Valentino, Dolce & Gabbana, Fendi, Ferragamo, Tod’s, Benetton; i vini Brunello, Barbaresco e Barolo; il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, il prosciutto di Parma, la pasta Barilla e De Cecco, la mitica Nutella di Ferrero, Illy Caffé, il Fernet Branca, la caffettiera Bialetti, gli occhiali di Luxottica e Marcolin, il vetro Murano, la gioielleria di Damiani, l’arredamento Cassina, le poltrone di Frau, Zanussi, Jacuzzi. Sono brand ai primi posti della aziende con la migliore fama al mondo.

Il cosiddetto Made in Italy all’80% é venduto in Europa, America, Emirati Arabi, Russia e Cina.

Nel 2016 l’Italia é stata il primo produttore di vino al mondo.

Secondo Luca Gardini (sommelier campione del mondo nel 2010), tra i migliori 100 vini al mondo 37 sono italiani.

Ma esportiamo anche prodotti di altissima tecnologia e meccanica: elicotteri, aerei, motori e cambi, turbine e torni, le più belle navi da crociera (Fincantieri), i superyachts: tutti gioielli costruiti in Italia e venduti nel mondo. Inoltre il Gruppo Fiat FCA (Fiat, Jeep, Alfa Romeo, etc.), la Iveco (veicoli commerciali e difesa), la mitica Vespa, le biciclette Bianchi Cinelli e Colnago, gli occhiali Ray Ban, la rubinetteria Stella, le caldaie, le piastrelle, etc. etc.

L'Italia è tra i leader nel mondo per la creazione di infrastrutture (oltre 1000 costruzione in 90 Paesi). Nell’industria aerospaziale è tra i paesi più avanzati, settimo su scala mondiale: è stato il terzo paese al mondo ad aver lanciato un satellite, nel 1964, dopo URSS e USA.

 

Nell’industria telefonica, Telecom Italia Sparkle S.p.A. sta generando il backbone in fibra ottica che in Europa, America e Asia, che raggiungerà i 375.000 Km. di lunghezza.

Il comparto farmaceutico è riuscito a superare indenne gli ultimi anni di crisi economica e finanziaria. Nel 2015 la quota export è stata il 73% (al secondo posto in Europa, come volume di affari, subito dopo la Germania).

Nei settori energetici (petrolio, gas, petrolchimica e energia elettrica) le aziende italiane più attive sono la Eni al 17° posto (sesto gruppo petrolifero mondiale per giro d'affari), presente in 90 Paesi. Al 36° posto c'è l’Enel, segue Snam, Saipen.

L’Enel é stata la prima società al mondo a rimpiazzare i contatori tradizionali con intelligenti. Le società controllate dai Gruppi nel mondo sono molteplici: in Spagna, Portogallo, Russia, Egitto, Marocco, Algeria, Sudafrica, Cile, Colombia, Perù, Brasile e Argentina (Enersis, Endesa, Camuzzi etc. etc.).  

Negli U.S.A. la Enel Green Power sta cominciando la costruzione di parchi di energie rinnovabili.

Nonostante ciò, essendo l’Italia un territorio non ricco di materie prime, tecnicamente dipende per l’81% da importazioni di prodotti energetici elaborati all'estero, a volte da aziende italiane o a capitale misto.

 L’industria militare italiana - bellica, sicurezza e spazio - è per valore la 5° al mondo (tra prodotto nazionale e compartecipate estere). Cannoni, missili, carri armati, mine, fucili, pistole, caccia e bombardieri, elicotteri.  Nel 2008 e il 2009, quando tutti i settori produttivi del Made in Italy registravano tassi di crescita negativi, l’export di armamenti e’ cresciuto notevolmente. La Leonardo S.p.A. (ex Finmeccanica) controlla 194 Società all'estero (U.S.A., Gran Bretagna, Germania, Olanda, e resto del mondo). Altri nomi sono Beretta, Elsag, Otobreda. Mentre le Società italiane a partecipazione del 50% di azioni sono: Alenia Marconi (italo-britannica), Elettronica S.p.A. (italo-francese), Augusta Westland (italo-britannica), European Aircraft (italo-francese-inglese) e il 75% di Aermacchi.

Secondo Confidustria nel 2016 l’Italia è stata la settima potenza mondiale nel manifatturiero, seconda in Europa (dopo la Germania e appena prima di Francia e Gran Bretagna), entro le prime dieci al mondo per valore di esportazioni.

Tutto questo vuol dire che tutto va bene? No!  

E non dobbiamo confondere le graduatorie sopra esposte con la completa realtà che il Belpaese sta vivendo.

Anzi, paradossalmente le cose non vanno bene.

Tanto per iniziare: nel sistema italiano gli stipendi, pensioni e prebende dei nostri parlamentari e delle varie caste pubbliche sono maggiori di oltre il 60% rispetto alle media dell’Unione europea. Se lo meritano?

Non si tratta più di appartenenza alla destra o sinistra politica, quanto al buon senso e capacità reali del politico di turno su temi economici-sociali.

Comunque, come italiano ritengo assurdo fare del vittimismo dando le colpe solo e sempre alla classe politica.

Come popolo siamo responsabili non solo di ciò che facciamo, ma anche di ciò che non facciamo o lasciamo fare ad altri.

Poi, mi risulta inadeguato e poco costruttivo ascoltare connazionali lagnarsi, con frasi tipo: “Ah, fossimo come i tedeschi! Loro si che sanno come far bene le cose!”  Non me ne vogliano i tedeschi, ma la truffa più grande della storia dell’automobile l’hanno fatta loro. E parlando di corruzione, la virtuosissima Germania con la Siemens finì nel più grande scandalo di tangenti europee.
Alla fine, riguardo corruzione, scandali, mazzette e nero, non siamo poi tanto diversi da altri Paesi considerati virtuosi, solo che da loro i vizietti sono numericamente inferiori e meno visibili.

Magari dovremo tornarci su, per chiederci il perché di questa decadenza della politica in Europa (ed U.S.A.). Nel recente vertice G7, Trump, oltre a confermare il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo di Parigi sul clima, ha dichiarato alla Merkel: “Abbiamo qualcosa in comune. Entrambi siamo stati spiati da Obama”. Non vado oltre ...

Insomma: se Roma piange, Parigi, Berlino e Washington non ridono. E neppure Londra o Madrid.

A proposito di Parigi: in Francia recentemente un cittadino di 39 anni, che fino a cinque anni fa era uno sconosciuto, è divenuto Presidente del paese. Come? Il Signor Emmanuel Macron nella campagna elettorale ha saputo riempire il vuoto politico ed è stato premiato dall'elettorato francese. Nella politica francese era sempre più evidente la stanchezza dei due partiti dominanti che si sono spartiti il potere a lungo, senza che la loro alternanza avesse migliorato il tasso di disoccupazione o riavviato la crescita. Vi ricorda qualcosa?  

Tornando a noi italiani, in buona sostanza emerge che siamo creativi, artisti, poeti, cantanti, attori, pittori, scrittori, santi e navigatori etc. etc., ma sembrerebbe non siamo in grado di esprimere una classe dirigente etica ed efficiente - salvo pochi rari casi - in grado di sollevarci dalla crisi politica ed economica.  

 

Continuando: riguardo la sanità si legge che rispetto i tassi di mortalità di 32 malattie in 195 paesi esaminati, il sistema sanitario italiano è tra i migliori 12 al mondo. Ma è altrettanto vero che abbiamo un’Italia spaccata in due, con una sanità al Nord che si posiziona al top della qualità europea e al Sud che arranca ai limiti (se non addirittura al di sotto) della sufficienza. 

 

Secondo il QS World Unirversity, quattro università italiane sono tra le prime 200 al mondo (analizzate complessivamente 4.388 università). Ma questo di certo non è sufficiente!   

Il quadro dell’istruzione italiana che emerge dall'analisi degli indicatori OCSE, è abbastanza allarmante ed evidenzia alcune urgenti sfide per i decisori politici. In particolare, si sottolinea la necessità di invertire la tendenza negativa nel finanziamento dell’istruzione per formare, motivare e rinnovare il corpo docente (vedere il caso Finlandia).

Andrebbero favoriti gli investimenti per le università e la ricerca, per frenare la preoccupante emigrazione di giovani e brillanti menti, i quali affermano che all'estero quello che fa la differenza è la meritocrazia.  

 

Salari fermi, la precarietà e le poche opportunità di realizzarsi, oltre la voglia di cambiare vita e di esplorare nuove realtà, giocano un ruolo di assoluto rilievo e non frenano la nuova emigrazione in altri paesi. Di certo non aiuta il dato disoccupazione media, che secondo l'Istat a marzo 2016 in Italia era dell'11,7% (quello dell'Eurozona al 9,5 %). Per non parlare della disoccupazione tra i giovani sotto i 24 anni.

I laureati tra i 25 e i 34 anni non trovano facilmente lavoro. Sono gli stessi che emigrano, portando con loro quello che negli U.S.A. si dice sia una prerogativa di questi giovani italiani: commitment, determinazione. Altri emigrano temporaneamente per lavorare in società italiane radicate all'estero, sempre più in Cina e Asia in generale.

Contestualmente, negli ultimi tre anni quasi mezzo milioni di migranti è sbarcato sulle coste italiane dalle carrette del mare. Quest’anno, gli arrivi fanno registrare già adesso cifre da record.  Da parte nostra, per le missione e l'impegno umanitario dimostrate, alla Guardia Costiera Italiana è stato conferito a Londra il prestigioso premio internazionale Meritorious Service Award. Ma quello della migranti in Italia è un discorso lungo e controverso. Per non parlare della cittadinanza italiana che oggi si basa sul principio dello ius sanguinis e potrebbe cambiare in un controverso ius soli o più moderato misto ius culturae. 

Comunque, per darci un taglio: in Italia è necessario favorire l’iniziativa privata abbassando la pressione fiscale, con politiche economiche di sostegno ad esempio attraverso forme di sgravi fiscali ad aziende e incentivi alle assunzioni. Necessitiamo inoltre di una maggiore equità sociale, moralità generale, stabilità, competenza delle classi dirigenti e innovazione. Disoccupazione, troppe tasse da pagare e burocrazia stanno causando non solo la fuga di una generazione ma anche di aziende. Non è un caso che moltissimi startupper italiani aprono le proprie aziende all’estero, in nazioni dove non é necessario dover pagare un notaio, con assenza di burocrazia e dove tutto il procedimento di creazione di un’impresa spesso si può fare online. Ci sono troppe leggi e il mercato è troppo chiuso per aprire negoziati con aziende internazionali che vogliano avere sede in Italia. Contate quante multinazionali hanno sedi in Italia e confrontate i valori con quelle che hanno sede in Germania, Francia o Inghilterra.

 

Poi dobbiamo confrontarci anche con un’altra realtà che non ci facilita la vita, quella della moneta comunitaria e della politica della Unione Europea spesso non a favore dei paesi del sud dell’Eurozona, tra cui il nostro.

Stati con economie e caratteristiche diverse, hanno vita breve se gli si applicano regole comuni e non mirate alle loro necessità. Inoltre, scontiamo il peggiorativo che alla crisi mondiale scoppiata nel 2007, nel nostro paese si è sovrapposta una crisi tutta particolare che risale al 1992 (leggere pessime privatizzazioni di parte del patrimonio pubblico in vari settori).

In sintesi, nell'area dell’Unione Europea c’è chi è uscito dalla crisi e chi invece, come noi, naviga ancora in acque tumultuose.

 

L’Europa in sé non è  "il problema", i problemi sorgono dalla misura in cui sono congegnate burocrazie poco democratiche.

Una profonda riforma dell'UE potrebbe rappresentare un’opportunità in più per resistere a quello che ci attende nel futuro (più si è grandi meglio è), in cui si palesa un nuovo equilibrio multipolare.

Nel frattempo l’Italia deve decidere se essere una preda dell’Europa o far valere i propri diritti e necessità. 

 

Comunque, per onestà è anche giusto fare luce su certi fatti che a volte vengono usati come denigranti. E' vero che abbiamo venduto importanti marchi del Made in Italy ma negli ultimi due anni abbiamo anche acquistato oltre 30 aziende, sia all'estero che nell'area europea (negli U.S.A., Canada, Svezia, Russia, Spagna, Gran Bretagna, Brasile, Norvegia, Francia e anche Germania). Recentemente Fincantieri S.p.A. e un gruppo bancario italiano stanno per acquisire il 55% delle azioni dei Cantieri Navali STX France, che non è cosa da poco! 

Per finire. La qualità di una nazione non si misura e non è garantita solo sulla ricchezza del proprio territorio. Basta osservare le economie di alcuni paesi considerati granai del mondo o che hanno ingenti ricchezze di materie prime (es.: si può morire di fame in un paese che ha riserve di petrolio superiori all'Arabia Saudita: leggere Venezuela).

Nel nostro caso non dobbiamo dimenticare che il nostro territorio ha pochissime materie prime e spesso la nostra economia si appoggia sulla trasformazione. Vero è, come dichiarato recentemente dal Ministro degli Esteri Angelino Alfano, che il nostro oro è il nostro talento e il nostro petrolio è la nostra creatività ("Ho letto tra le righe. Grazie per la sua onestà intellettuale"); però non è nulla di nuovo, ci conviviamo da millenni e sembrerebbe che ultimamente non basti.

La nostra classe politica, qualunque essa sia, deve assolutamente creare nuove basi per favorire la crescita del paese, con energia positiva e fattiva. 

Non vi è dubbio che un debito pubblico (2016) del 132,6 per cento del PIL costituisce un macigno sul nostro futuro; che l’austerità ha fallito e ha devastato il tessuto sociale dei paesi in cui è stata applicata; che la strada è tutta in salita ecc. ecc. Tutto questo e altro sono ulteriori motivi per trovare la soluzione, e far uscire dal circolo vizioso la nostra patria.

Patria. Ricordate? La terra dei padri! 

 

Ad Maiora!

Admin ms   

8 maggio 2017: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Buenos Aires con gli studenti della scuola italiana Cristoforo Colombo (Foto Quirinale.it)

P.S.: Una notizia poco conosciuta.

Secondo Adnkronos l'italiano è la quarta lingua studiata al mondo. Gli studenti sono sempre meno discendenti degli emigrati italiani,  paradossalmente invece sempre più cinesi, arabi e russi, giovani e meno giovani con la passione per la nostra cultura.

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